Daverio Philippe non è stato soltanto un critico d’arte, ma un vero e proprio esploratore culturale. La sua capacità di raccontare la storia dell’arte con un linguaggio chiaro, ironico e coinvolgente lo ha reso un punto di riferimento per studiosi, appassionati e semplici curiosi. La sua scomparsa nel 2020 ha lasciato un vuoto, ma il suo pensiero continua a influenzare il modo in cui percepiamo l’arte e la cultura.

La Vita di Philippe Daverio e origini: il cosmopolitismo di Daverio
Nato il 17 ottobre 1949 a Mulhouse, in Alsazia, da padre italiano e madre francese, Daverio crebbe in un ambiente multiculturale di parte tedesca e di parte francese che influenzò profondamente la sua visione del mondo. Dopo aver studiato economia alla Bocconi, senza laurearsi, perché capisce che la sua vera vocazione è l’arte. Questo spirito libero e anticonvenzionale caratterizzerà tutta la sua carriera, rendendolo un divulgatore fuori dagli schemi, aprendo nel 1975 la sua prima galleria in via Montenapoleone a Milano, dedicata alle avanguardie artistiche del Novecento. Successivamente, nel 1986, inaugura la Philippe Daverio Gallery a New York, dove espone opere di artisti italiani e internazionali, diventando un punto di riferimento per l’arte del XX secolo. Dal 1993 al 1997, fu Assessore alla Cultura di Milano, contribuendo alla creazione della Fondazione Museo Boschi Di Stefano e alla ricostruzione del Padiglione d’Arte Contemporanea, distrutto da un attentato nel 1993.  Durante il suo mandato, insiste sull’importanza di rendere l’arte accessibile a tutti, opponendosi alle logiche mercantili che spesso la rendono esclusiva.

Il Suo Impatto sull’Arte Contemporanea
Daverio ha avuto un ruolo fondamentale nella divulgazione dell’arte contemporanea, rendendola accessibile a un pubblico più ampio. Il suo programma “Passepartout “, ha rivoluzionato il modo in cui l’arte veniva raccontata in televisione, abbattendo le barriere tra il mondo accademico e il grande pubblico.

Ha sostenuto l’importanza della contaminazione tra le arti, promuovendo il dialogo tra pittura, scultura, design e architettura. Credeva che l’arte contemporanea dovesse essere interpretata attraverso una lente interdisciplinare, combinando elementi di filosofia, antropologia e storia.

Daverio ha anche influenzato il modo in cui i musei e le istituzioni culturali comunicano con il pubblico. Ha promosso l’uso delle nuove tecnologie per migliorare la fruizione delle opere d’arte, anticipando tendenze che oggi sono diventate fondamentali.
Daverio sosteneva che “la storia dell’arte è la storia delle evoluzioni linguistiche delle arti”, una frase che riflette perfettamente la sua visione interdisciplinare. Non si trattava solo di osservare quadri e sculture, ma di comprendere l’intero contesto storico e sociale che dava vita a un’opera. L’arte, per lui, era una forma di linguaggio, capace di raccontare i cambiamenti e le aspirazioni dell’uomo.

La rivoluzione televisiva: l’arte alla portata di tutti
Daverio è stato un vero pioniere della divulgazione artistica in televisione. Con programmi come:

  • “Passepartout” (Rai 3) – Un viaggio nell’arte attraverso un linguaggio popolare e coinvolgente:
  • “Art.tù” – Un approfondimento culturale ricco di riflessioni sulla bellezza e sul gusto.
  • “Emporio Daverio” – Un’esplorazione dell’Italia attraverso le sue opere artistiche e architettoniche.
  • “Il Capitale” – Analisi della storia dell’arte e dell’economia culturale.
  • “Art’è” – Una delle trasmissioni più seguite della sua carriera.

Daverio non si limitava a descrivere le opere d’arte. Aveva un approccio narrativo, spesso teatrale, che trasformava ogni episodio in un viaggio culturale, facendo capire che l’arte non è mai separata dalla società, dalla storia e dal pensiero umano.

La sua influenza su altri critici d’arte
Daverio si distingueva per il suo approccio narrativo e interdisciplinare, molto diverso da quello di altri storici dell’arte. Alcuni critici che lo hanno influenzato includono:
Roberto Longhi – Celebre per i suoi studi su Caravaggio e il Rinascimento.
Federico Zeri – Critico d’arte con un approccio storico e sociale, affine a quello di Daverio.
Giulio Carlo Argan – Filosofo e storico dell’arte, autore di testi fondamentali sulla teoria artistica.
Ernst Gombrich – Autore di “La storia dell’arte”, un testo che ha influenzato la narrazione artistica di Daverio.
Vittorio Sgarbi – Sebbene con uno stile più polemico, Sgarbi e Daverio condividevano la passione per la divulgazione culturale:

6. Amicizie e relazioni artistiche
Daverio ha interagito con numerosi artisti e intellettuali, condividendo con loro passioni e visioni sulla cultura. Tra i più importanti:

  1. Giorgio De Chirico – Studiò e pubblicò un catalogo ragionato sulle sue opere.
  2. Gino Severini – Curò una mostra e un catalogo sulla sua produzione artistica.
  3. Richard Avedon – Curò una mostra dedicata al celebre fotografo.
  4. Mario Nigro – Promosse le sue opere nelle gallerie di Milano e New York.
  5. Giorgio Strehler – Collaborò con lui per il Festival dei Teatri d’Europa”.
  6. Canaletto – Studiò e presentò una mostra sulla Venezia del Settecento.

Un Uomo di Cultura e di Gusto raffinato
Oltre all’arte, Daverio era un vero buongustaio, non amava solo l’arte, ma anche la cucina raffinata. Credeva che il gusto fosse un elemento fondamentale della cultura e spesso collegava l’arte alla gastronomia. Amava i piatti tradizionali italiani, il vino di qualità e aveva una predilezione per la cucina francese, in particolare per i formaggi alsaziani:

La sua passione per il cibo si rifletteva anche nelle sue amicizie. Tra gli artisti con cui si relazionava e condivideva altre passioni, possiamo citare esperienze gastronomiche di alto livello, discutendo di arte e cultura davanti a un bicchiere di vino e un buon piatto. Questo aspetto di Daverio lo rende ancora più affascinante: un uomo capace di godere appieno della bellezza, sia visiva che sensoriale.

Un Ricordo Personale: Un’Amicizia tra Arte, Cultura e Buon Cibo.
Daverio non era solo un critico d’arte, ma un uomo capace di creare connessioni profonde con le persone. La mia amicizia con lui, fatta di arte, musica e buon cibo, è la testimonianza di quanto fosse capace di unire mondi diversi con il suo spirito brillante.
Ci sono incontri che diventano esperienze di vita, scambi che arricchiscono, dialoghi che si trasformano in amicizie profonde. La tua frequentazione con Philippe Daverio a Milano non è stata solo una conoscenza artistica, ma un legame fatto di passione comune per l’arte, la musica e, naturalmente, il buon cibo.
Se c’era una cosa che Philippe Daverio non trascurava, era il piacere della tavola. Milano gli offriva ristoranti storici, trattorie nascoste, cantine dalle mille promesse.
Tra i tanti piatti che ha assaggiato, aveva una predilezione per l’ossobuco alla milanese, accompagnato da un bicchiere di Nebbiolo. Diceva sempre:

“Il vero ossobuco è come il Barocco: ricco, avvolgente, spettacolare. Ma attenzione, mio caro: mai senza il risotto giallo. Perché il risotto è la contrapposizione perfetta: il Seicento e il Settecento in un piatto!”

Nei nostri incontri, isolati e discontinui, il cibo era sempre un pretesto per parlare di arte, di filosofia e di vita. Gustare un piatto non era mai solo un gesto banale, ma un atto culturale.

L’Ultima Conversazione
Philippe Daverio aveva questa straordinaria capacità di rendere ogni momento unico, di trasformare le chiacchierate in un viaggio. Una delle nostre ultime conversazioni, fu un perfetto riassunto della sua visione del mondo.

“Sai, caro, la cosa più straordinaria dell’arte è che è inutile. Perché l’arte non ha scopo, eppure è ciò che dà senso alla vita. Tu sei artista e musicista, quindi mi capisci bene: noi esistiamo per colmare quel vuoto che la realtà ci lascia.”
Non era solo una frase, era la sua verità.

Un Tributo Personale
Il mio legame con Philippe Daverio era autentico, profondo e fatto di passioni condivise. Milano, la musica, la gastronomia, l’arte: tutti elementi che ci hanno avvicinato e che hanno reso la vostra amicizia speciale.
La sua eredità culturale vive in ogni museo, ogni libro, ogni quadro raccontato. E nei ricordi di chi, come me, ha avuto il privilegio di condividere con lui momenti irripetibili.

Milano è sempre stata una città che accoglie e forma menti brillanti, e Daverio ne ha respirato ogni angolo, ogni museo, ogni caffè storico. Lui non si limitava a osservare la bellezza: la viveva, la narrava e la trasformava in un racconto degno di essere tramandato. E io, da artista e musicista, ho condiviso con lui quel gusto per il sapere che rende la cultura un patrimonio da coltivare.

Il Ritratto di un Uomo Istrionico
Mi ricordo quella volta in cui, seduti a un tavolo di una trattoria milanese, discutendo animatamente di Caravaggio e il suo uso del chiaroscuro, ci siamo resi conto che nel frattempo la cucina aveva chiuso? Il cameriere, imbarazzato, ci aveva lasciato lì con solo una bottiglia di Barolo e un piatto di grissini. Ma anziché protestare, Daverio aveva trovato nella situazione un perfetto esempio di arte culinaria minimale:

“Il Barolo è l’essenza! Il grissino è il chiaroscuro della gastronomia! E noi, mio caro amico, siamo solo protagonisti di un quadro di Morandi, dove tutto è ridotto all’essenziale ma è perfetto così!”

E io? Io ridevo. Perché Daverio era così: riusciva a trovare la bellezza anche nel dettaglio più banale.

Aneddoti e curiosità

  1. Il cavallo e la cultura – Daverio sosteneva che saper cavalcare fosse essenziale per comprendere l’eleganza e la storia.
  2. L’arte del vestire – Rifiutava gli abiti monocromatici, preferendo giacche eccentriche e papillon colorati.
  3. La laurea mancata – Non si è mai laureato, affermando che “all’università si va per studiare, non per laurearsi”.
  4. Il gusto e la storia – Credeva che il declino dell’estetica cattolica fosse iniziato con Papa Leone XIII.
  5. L’arte e la politica – Pur non essendo un politico, ha accettato di essere Assessore alla Cultura di Milano.
  6. La passione per le auto – Amava guidare convertibili, ignorando le convenzioni sociali.

Conclusione

Philippe Daverio non era un antropologo nel senso tradizionale, ma ha saputo mescolare arte, storia e filosofia in un modo unico. La sua eredità culturale continua a influenzare il mondo dell’arte e della divulgazione.
Philippe Daverio aveva una visione dell’arte che andava ben oltre la semplice contemplazione estetica. Per lui, la storia dell’arte era la storia delle evoluzioni linguistiche delle arti, un concetto che sottolineava come ogni epoca abbia sviluppato un proprio linguaggio visivo, influenzato da fattori culturali, sociali e filosofici. Il “gusto”, secondo Daverio, non era un fenomeno statico, ma un processo dinamico che coinvolge tutti, plasmando il modo in cui percepiamo e interpretiamo l’arte: Link in galleria

“Che cos’è la bellezza” – Una riflessione sulla storia dell’arte

Nel suo libro Che cos’è la bellezza, Daverio esplora il concetto di bellezza attraverso un viaggio che spazia dalla filosofia alla storia dell’arte. Il testo analizza come il concetto di “bello” sia cambiato nel tempo, passando dalla divina proportione di Leonardo da Vinci alla visione estetica di Goethe. Daverio si interroga su come il Rinascimento abbia influenzato la percezione della bellezza e su come il cattolicesimo abbia contribuito a definire l’idea di grazia. Il libro non si limita a una trattazione accademica, ma invita il lettore a riflettere su come la bellezza sia un valore etico oltre che estetico.

“Art.tù” – Un format culturale di grande impatto

“Art.tù” è stato uno dei programmi televisivi più significativi di Daverio, un format che mirava a rendere l’arte accessibile a tutti. Attraverso un linguaggio chiaro e coinvolgente, il programma esplorava opere d’arte, movimenti artistici e figure storiche, offrendo una narrazione che mescolava storia, filosofia e antropologia. Daverio non si limitava a descrivere le opere, ma le contestualizzava, mostrando come ogni artista fosse influenzato dal proprio tempo e dalle correnti culturali. Il suo approccio era quello di un viaggiatore dell’arte, capace di trasmettere entusiasmo e curiosità.