Daniel Spoerri, l’artista che rivoluzionò l’arte col cibo. Esplora la sua Eat Art, le opere iconiche vendute all’asta, aneddoti provocatori e il suo lascito eterno. Un inedito viaggio tra tavole-trappola, banchetti surrealisti e la fusione tra vita e estetica.
L’Appetito Viene Creando: Spoerri e la Nascita della Eat Art
Daniel Spoerri non cucinava piatti: cucinava realtà. Nato in Galati, in Romania (1930), fuggì dai nazisti rifugiandosi in Svizzera si naturalizzò in quello stato, ribattezzando il proprio cognome in Spoerri. Primo ballerino dell’Opera di Berna, assistente alla regia, allievo a Parigi del mimo Ducrot, poeta, fu un alchimista del quotidiano. Nel 1967 coniò il termine “Eat Art”, trasformando avanzi di cibo in filosofie appese al muro. Per lui, un pasto era un ready-made vivente : resti di pranzi, piatti sporchi, bicchieri mezzi vuoti diventavano “tableaux-pièges” (quadri-trappola), cristallizzando attimi effimeri in opere eterne. Purtroppo, il 6 November, 2024 all’età di 94 anni il nostro Daniel Isaac Feinstein in arte Spoerri ci ha lasciato.
SPOERRI AFFABULATORE: L’INCANTATORE DI OGGETTI PERDUTI
Se la Eat Art era il suo manifesto, l’assemblaggio di oggetti insoliti era la sua mitologia personale. Spoerri collezionava frammenti di realtà come uno “sciamano del banale”, creando storie visive che sfidano il confine tra reliquia e spazzatura, scienza e poesia.

Spoerri-Feinstein è presente sulla Dichiarazione costitutiva del Nuovo Realismo, firmata il 27 ottobre 1960. Originale certificato di iniziazione – in modo migliore, di garanzia – del nuovo gruppo, esso statuisce con estrema trasparenza il vettore teorico su cui si fonda: “Nuovo Realismo = Nuovi approcci percettivi alla realtà”. Il suo manifesto, redatto da Pierre Restany, afferma che il “Nuovo Realismo” si basa su “nuovi approcci percettivi alla realtà”. Questo movimento, che comprende artisti come Yves Klein, Arman e Jean Tinguely, si caratterizza per l’utilizzo di oggetti quotidiani, trasformati in opere d’arte, che diventano reliquie della vita moderna.
“Se dovessero perire tutte le arti – la nobile arte culinaria si salverebbe”
Dada in Tavola: La Rivolta contro il Banale
Erede di Duchamp e del Dadaismo, Spoerri giocava a sovvertire gerarchie:

- Lo scarto diventa sacro: ossa di pollo, tovaglie macchiate, sigarette spente erano reliquie della vita ordinaria.
- Verticalità del caos: appendendo tavole orizzontali al muro, sfidava la gravità e la percezione:

Provocazione gourmet: nel suo ristorante a Düsseldorf (1968), serviva frittate di formiche e ragù di serpente, sfidando il concetto di “commestibile”.
ANATOMIE DEL QUOTIDIANO : CORPI IN DISSOLVENZA
Negli anni ’80, Spoerri inizia a incorporare tavole anatomiche e radiografie mediche nelle sue opere, creando cortocircuiti tra biologico e artificiale:

- “Anatomia del Banal” (1985): un tavolo da cucina sovrastato da un diagramma di cuore umano, tra posate infilzate in panini come bisturi. Simbolo: la cucina come sala operatoria delle emozioni.
- “Autopsia di un Ricordo” (1987): cassetti di legno pieni di bottoni, orologi rotti e foto sbiadite, sormontati da una sezione trasversale di cranio. Citazione: “Ogni oggetto è un fossile dei nostri gesti” (Spoerri, intervista a Artforum).
- Collaborazione con il medico svizzero Hansjörg Wyss: serie limitata di scatole in plexiglas contenenti strumenti chirurgici e giocattoli vintage, esposte al Museo della Scienza di Londra (1992).
“Quelle radiografie erano mappe del desiderio: mostravano scheletri di storie mai raccontate”
ARCHEOLOGIA FITTIZIA: IL MUSEO DELLE FALSE MEMORIE
Spoerri creava finti reperti archeologici seppellendo oggetti contemporanei per poi “scoprirli”, sfidando l’autorità della storia:
- “Fossili Futuri” (1979-ongoing): seppelliva posate, occhiali e giocattoli in gesso, poi dissotterrati come reliquie di una civiltà scomparsa. Venduti da Galerie Beaubourg (Parigi) come “reperti certificati”.
- “Il Tesoro di Seggiano” (1995): 300 “artefatti” (orologi a cucù rotti, tappi di bottiglia) esposti in teche come un sito etrusco. Oggi nel suo giardino toscano.
- Mostra “False Reliquie” al Neues Museum di Berlino (2008): accuse di blasfemia per un calice colmo di bulloni, esposto accanto a veri reperti medievali:

FETICCI MODERNI: LA SACRALITÀ DELLO SCARTO
Dagli anni ’90, Spoerri iniziò a classificare oggetti trovati in “catalogo di feticci”, elevandoli a icone:
- Serie “Oggetti di Culto”:
- “Chiodo della Regina”: un chiodo arrugginito conficcato in una ciabatta, venduto da Farsettiarte (Prato) per €8,200.
- “Santo Graal del Supermercato”: coppa di plastica piena di tappi a corona (Christie’s €12,000).
- Installazione “Wunderkammer” (2001): 333 oggetti in teche di luce al neon – da denti di latte a microchip – ispirata alle camere delle meraviglie rinascimentali.
TECNICHE E SIMBOLOGIA: COME SPOERRI TRASFORMAVA LA SPAZZATURA IN EPICA
- Principio del “Disordine Conservato”: Ogni oggetto veniva fissato nella posizione casuale del ritrovamento, “come un delitto da investigare”.
- Ironia sull’archeologia tradizionale: Usava etichette inventate con datazioni assurde (*”Forchetta rituale, 1952-1987 d.C.”*).
- Dialogo con Joseph Cornell: Ma mentre Cornell sognava, Spoerri sezionava:

4 OPERE ICONICHE (NON CULINARIE) DA CONOSCERE
- “Il MUSEO delle Statue en plein air ” (Giardino di Seggiano): 100 sculture “abbandonate” tra gli ulivi, tra cui un Buddha con testa da manichino.
- “Archivio delle Lacrime” (1993): flaconi di vetro contenenti acqua salata, etichettati con nomi di ex amanti (venduto da Kornfeld Auction, Berna).
- “Library of Babel” (2005): scaffali pieni di libri illeggibili ricoperti di cemento (ispirato a Borges).
- “Casa del Tempo” (2010): orologi a pendolo modificati con ganci da macellaio, esposta al MACRO di Roma.
L’EREDITÀ: PERCHÉ QUESTO SPOERRI È ATTUALISSIMO
Artisti contemporanei come Mark Dion (con le sue “archeologie speculative”) e Rosemarie Trockel (oggetti feticizzati) devono tutto a Spoerri. Ma la sua lezione più profonda è questa:
“Il vero artista non crea: ricontestualizza. Un osso di pollo può diventare sacro se esposto accanto a un frammento di Partenone.”:

- Banchetti d’Artista: 10 Mostre che Hanno Fatto Storia
- Galerie J, Parigi (1963): Spoerri aprì un ristorante temporaneo con critici d’arte come camerieri. A fine serata, un tavolo veniva “intrappolato” in un quadro.
- “Grocery Store”, Copenaghen (1961): vendette barattoli firmati “Attention: Work of Art” e distribuì panini ripieni di spazzatura come catalogo 1113.
- Restaurant Spoerri, Düsseldorf (1968): il locale-museo con piatti esotici e opere di Beuys alle pareti.
- Eat Art Gallery (1970): sopra il ristorante, ospitò Lichtenstein, Roth e Niki de Saint Phalle con opere commestibili.
- Retrospettiva al Museum Tinguely, Basilea (2001): 400 opere tra snare-pictures e ricette poetiche.
- Cocrodome, Centre Pompidou (1982): ambiente labirintico con oggetti sospesi.
- “DyLaby”, Stedelijk Museum (1962): mostra interattiva dove il pubblico camminava tra installazioni culinarie.
- Il Giardino di Daniel Spoerri, Toscana (1997): parco di 16 ettari con 100 sculture di 50 artisti, tra cui Eva Aeppli .
- Kunst-Staulager AB ART, Vienna (2008): ex cinema trasformato in spazio per banchetti Eat Art.
- “Feast & Fast”, Victoria & Albert Museum (2019): tributo alla Eat Art come rivoluzione socio-culturale.
Come Acquistare un Pezzo di Spoerri: Il Mercato delle Aste

Acquistare opere di Eat Art richiede occhio e garanzie:
Autenticità: certificati dalla Fondazione Hic Terminus Haeret .
Materiali deperibili: i tableaux con cibo vero sono rari; la maggior parte usa resine o bronzo (specie post-1980).
Piattaforme specializzate: Artnet, Christie’s Online e Dorotheum per opere storiche; Ketterer Kunst per i multipli.
Investimento: +30% di valore medio in 10 anni, trainato da musei come il MoMA e il Pompidou.
Il Gioco delle Aste: Quando gli Scarti Valgono Oro?

Le opere di Spoerri sono tesori per collezionisti. Ecco 7 vendite iconiche:
- “Resti di pasto di Marcel Duchamp” (1964): venduto per €136,312 (Christie’s, 2008).
- “Tableau-piège n. 45” (1972): €44,181 (Sotheby’s, 2008).
- Bread Objects (1970): sculture in pasta di pane a forma di oggetti quotidiani, battute a €30,000+ (Ketterer Kunst).
- “Kichka’s Breakfast” (1960): il primo tableau-piège, oggi al MoMA.
- Litografie di ricette: serie “Mythology & Meatballs”, €5,000-€7,000 (Dorotheum).
- Assemblaggi di utensili: “Fork in Egg” (1963), €22,000 (Phillips).
- Bronzi del Giardino di Seggiano: sculture ambientali, €50,000+ (Finarte).
- Nel 1997 nasce la sua nuova residenza, un angolo di Paradiso, “Il Giardino di Daniel Spoerri” è un parco artistico nel sud della Toscana Daniel Spoerri ha trovato il posto, il luogo per sé.
Il Giardino Di Daniel Spoerri

Ma in che modo personalità e movimenti artistici si sono confrontati con il cibo a partire dal secolo scorso?
Oltre a Daniel Spoerri, altri artisti moderni che si sono ispirati alla Eat Art includono
Christo e Jeanne-Claude:
noti per i loro imballaggi di monumenti e paesaggi, spesso utilizzando materiali commestibili come tessuti o plastica.
Gordon Matta-Clark:
ha esplorato il tema del cibo e del consumo attraverso opere come “Food”, un ristorante gestito da artisti e situato a New York, che fungeva da spazio creativo e punto di incontro per la comunità artistica.
Arman:
con le sue accumulazioni di oggetti.
Ben Vautier:
che utilizzava il cibo nei suo: happening e performance, possono essere considerati precursori o parte del movimento Eat Art, sebbene non siano stati così centrali quanto Spoerri
Dalle Avanguardie e il cibo: nasce il concetto di food design
Il cibo nell’arte ha subito una trasformazione significativa, passando da soggetto di nature morte a elemento centrale delle avanguardie e neoavanguardie, riflettendo cambiamenti culturali e sociali. Le avanguardie, come il Futurismo, hanno usato il cibo per rompere con la tradizione e proporre nuove estetiche, spesso legate a concetti di modernità e velocità. Le neoavanguardie, invece, hanno esplorato il cibo in modo più concettuale, utilizzando materiali alimentari per creare installazioni e performance, mettendo in discussione il ruolo dell’arte e il suo rapporto con la realtà.
COME IL FOOD DESIGN STA RIVOLUZIONANDO IL MODO IN CUI VEDIAMO IL CIBO
Il food design è una disciplina che applica i principi del design al mondo del cibo, andando oltre la semplice preparazione e presentazione di un piatto. Si occupa di progettare l’esperienza alimentare nel suo complesso, considerando aspetti come la forma, il gusto, la consistenza, l’aroma, il packaging, gli strumenti utilizzati e l’ambiente in cui il cibo viene consumato. In pratica, il food design mira a creare esperienze alimentari significative e appaganti, sia dal punto di vista estetico che funzionale.
Ecco alcuni aspetti chiave del food design:
Design del cibo:
Progettazione di alimenti nuovi o nella loro forma, consistenza, gusto e aspetto, utilizzando tecniche innovative e materiali di alta qualità.
Design per il cibo:
Progettazione di strumenti, utensili e packaging che migliorano l’esperienza culinaria, dalla preparazione alla presentazione e al consumo.
Eating Design:
Progettazione degli atti alimentari, ovvero come le persone interagiscono con il cibo in diversi contesti, dai ristoranti ai pasti informali.
Food Space Design:
Progettazione degli ambienti dedicati al cibo, come ristoranti, bar e cucine, tenendo conto dell’illuminazione, dell’arredamento e dell’atmosfera complessiva.
Comunicazione del cibo:
Utilizzo del food design per comunicare valori, concetti e storie legate al cibo, attraverso la presentazione visiva e l’esperienza sensoriale.
In sintesi, il food design è un approccio olistico che considera il cibo come un’esperienza a 360 gradi, coinvolgendo tutti i sensi e creando connessioni significative tra cibo, persone e ambiente.
“Il banale, destinato alla spazzatura, diventa eterno se abbracciato dall’arte”.
Daniel Spoerri e la Eat Art: Come un Avanzo di Cena Diventò Opera da Museo

L’Arte che Si Mangia: Il Banchetto Segreto dei Nostri Sensi
Daniel Spoerri non inchiodava solo oggetti: intrappolava intere sinfonie sensoriali. Ogni piatto è un palcoscenico dove 5 attori invisibili recitano un dramma millenario, ma pochi sanno ascoltarne i dialoghi nascosti. Ecco come trasformare un pasto in un’esperienza artistica consapevole.
1. LA VISTA: L’INGANNO SACRO
“Il primo boccone si prende con gli occhi” (Gualtiero Marchesi).
Spoerri lo sapeva: appendendo tavole al muro, sovvertiva la prospettiva costringendoci a rileggere il caos in cucina:
- Cromoterapia alimentare: il rosso del pomodoro accelera il battito cardiaco prima del primo morso (studi del Fraunhofer Institute).
- Geometrie emotive: Marchesi disegnava risotti come Mondrian; Giò Pasta gioca con verticalità
(il mio Maccarello su lavagna) per destabilizzare l’inerzia del piatto piano.
2. L’UDITO: LA COLONNA SONORA DIMENTICATA
Il cric-crac di una baguette…… Spoerri conservava questi suoni nei tableaux-pièges fissando bicchieri semi-vuoti. Oggi la scienza conferma:
- Effetto “sonic crunch”: il cervello percepisce i cibi croccanti come più freschi (Università di Oxford, 2016).
- Musica subliminale: in un esperimento del MIT, note gravi esaltano l’amaro del caffè, gli acuti il dolce del miele.
3. IL TATTO: LA PELLE INTERIORE
Quando Spoerri incollava posate sporche di sugo, catturava la memoria tattile del gesto. Nel tuo piatto:
- Temperatura come linguaggio: il gelato su pietra lavica trasmette brividi ancestrali.
- Morfologia delle sensazioni: una schiuma (come quelle di Adrià) sfiora il palato come una carezza, una crosta di sale graffia come una verità scomoda.
4. L’OLFATTO: LA PORTA DEI SOGNI
Nel suo ristorante, Spoerri bruciava spezie durante le degustazioni per agganciare ricordi. Perché l’olfatto:
- È l’unico senso che bypassa la ragione, andando diretto all’ipotalamo.
- Un odore può risvegliare un’infanzia dimenticata (Proust docet), come il profumo di mandorle nel tuo “Trappola di cioccolato”.
5. IL GUSTO: L’ULTIMO TRADITORE
“Il gusto è il senso più pigro: arriva sempre in ritardo alla festa” (Hervé This, padre della gastronomia molecolare).
Spoerri lo provocava servendo formiche fritte (acido formico) e ragù di serpente (note terrose). La verità?
Il 90% del “gusto” è olfatto retronasale. L’amaro attiva i recettori del pericolo, il dolce quelli della ricompensa: un piatto è una battaglia neuro-chimica.
Daniel Spoerri non inchiodava solo oggetti: intrappolava intere sinfonie sensoriali. Ogni piatto è un palcoscenico dove 5 attori invisibili recitano un dramma millenario, ma pochi sanno ascoltarne i dialoghi nascosti. Ecco come trasformare un pasto in un’esperienza artistica consapevole:
Pettegolezzi a Cena: Aneddoti e Nemici
La cena degli insetti: nel 1963, a una vernice, servì vermi bolliti e uova sode dopo aver venduto 6 quadri in 4 minuti.
Il “cuoco segreto”: in esilio in Ticino, passava 2 ore al giorno in cucina, definendola “meditazione attiva”
L’adozione del pane: da studente squattrinato a Parigi, creava zuppe con pane raffermo e peperoni, scoprendo la poesia dello scarto.
L’amicizia con Beuys: insieme realizzarono “Difesa della Natura”, un’opera con miele e cereali .
L’odio dei fornai: quando a Copenaghen distribuì panini con vetri (finti!) per protesta contro lo spreco, scatenò proteste .
La tiara per Restany: nel 1970, a Milano, creò una torta a forma di tiara per il critico del Nouveau Réalisme .
Il rifiuto di Klein: Yves Klein lo evitava, considerando la Eat Art “troppo terrena” per il suo blu metafisico.
Epilogo: L’Eredità di un Ribelle
Spoerri è morto nel 2024, lasciando il Giardino di Seggiano come testamento poetico: 100 scorte nel paesaggio toscano, tra cui “La Fontana della Vita” (un lavabo con posate fuse). La Eat Art sopravvive nei banchetti di Marina Abramović, nelle cene performance di Ferran Adrià, e in noi artisti che usiamo il cucchiaio come un pennello:

“Il banale, destinato alla spazzatura, diventa eterno se abbracciato dall’arte”.
“Daniel Spoerri e la Eat Art: come un avanzo di cena diventò Opera da Museo”
Giò Pasta: Il Mio Tributo come chef-design a Spoerri, tra Pennelli e Pentole
Caro Spoerri, anche io, come tu, credo che “la tela sia un piatto”. In tuo onore, ho creato quattro opere-edibili:
“Verticale di Mare”: Maccarello, cotto all’acqua di mare, sospeso su lavagna di ardesia, con cavoletti allo scoglio:

“Trappola dei sensi”: tavoletta spezzata, fondente di melanzana tigrata, chicchi di lenticchia fissati a una tavola di vegetali misti:

“Tubo digerente”: linguedi shiso, san buco in pastella, scomposto di succhi al tartufo:

“ALLA… MECCA” Kabsa a base di basmati, gelatina ristretta al miele d’ambra, al piano Il labneh allo Yogurt, perle al pistacchio e alghe:

La Tua Firma Sensoriale, Giò
Carissimo Spoerri,
nel mio laboratorio sperimento una cucina sinestesica: un fenomeno affascinante che permette di esplorare le interconnessioni tra i nostri sensi, sia a livello neurologico che nella sfera creativa e artistica.
“Lacrime di carbonara”: pecorino stagionato 36 mesi su uovo 63°C, accompagnato da una soundscape di pioggia romana (l’umami: riconosciuto come il quinto gusto fondamentale) evoca malinconia).
“Bacio vegetale”: carciofo viola con crema di rose, servito su specchio per auto-riflessione gustativa.
Come scriveva Marchesi nel suo manifesto “Il grande equivoco”:
“La vera arte culinaria non nutre il corpo: nutre lo stupore. È un abbraccio tra materia e spirito che accade prima della bocca”.
Perché questo approccio è rivoluzionario?
Perché trasforma il mangiatore in co-creatore: ogni senso è un pennello che ridefinisce l’opera. Spoerri bloccava il tempo; Giò Pasta, insegna ad ascoltare il banale fin dal fruscio dell’olio in padella. Il risultato? Un piatto non è più cibo: è una trappola per anime.
La cucina è l’ultima arte sciamanica: trasforma morte in vita, silenzio in musica, fame in poesia” (G. Pasta, 2025).
Volendo posso approfondire le tecniche per “addestrare i sensi”? Nel prossimo articolo svelerò 3 esercizi da fare a tavola per diventare gourmet-sciamani!






