Il “Sistema dell’Arte Contemporanea” è la macchina da soldi e consenso più geniale e spietata degli ultimi 50 anni. Un motore inarrestabile, come un treno merci, che travolge ogni dubbio etico ed estetico. E ai falsi complottisti, a quelli che parlano di “arte relazionale” e “provocazione dissacrante” alla Cattelan, dico: aprite gli occhi. La provocazione è il prodotto più venduto del catalogo.
Avete presente quella vocina nella testa, durante una biennale ultramoderna, che vi sussurra: “Ma questo coso, se lo avessi fatto io in garage, mi avrebbero riso in faccia?”.
Ebbene, quella vocina ha ragione.

60° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, 2024.
Dal titolo ” Stranieri ovunque – Foreigners Everywere”  e curata da Adriano Pedrosa, si è tenuta dal 20 aprile al 24 novembre 2024 ai Giardini e all’Arsenale. La mostra ha esplorato il tema dello “straniero” in diverse accezioni, includendo artisti migranti, espatriati, queer e outsider. Ha incluso anche un nucleo storico di artisti del XX secolo provenienti dall’America Latina, dall’Africa, dall’Asia e dal mondo arabo. 
La Giuria composta da Julia Bryan-Wilson (USA), Alia Swastika (Indonesia), Chika Okeke-Agulu (Nigeria), Elena Crippa (Italia), María Inés Rodríguez (Francia/Colombia),


1°Leone d’Oro per la miglior Partecipazione Nazionale all’opera chiamata “kith and kin” di Archie Moore , curatrice Ellie Buttrose, commissario: Creative Australia.

Archie Moore “Kith and kin” Australia – Photographer Andrea Rossetti  –
In un padiglione che sussurra più che urlare, Archie Moore ha tessuto con il gesso un labirinto di memoria. “Siamo tutti uno – ha aggiunto alla cerimonia – e condividiamo la responsabilità di prenderci cura di tutti gli esseri viventi, ora e in futuro”.

Archie Moore “Kith and kin” Australia – Photographer Andrea Rossetti  –
Non è un albero genealogico: è una mappa di cicatrici, un archivio vivo dove 65.000 anni di storia — quella scritta e quella strappata — si allungano sulle pareti come radici che cercano terra.
L’opera è stata acquistata congiuntamente dalla Queensland Art Gallery | Gallery of Modern Art (QAGOMA) e dalla Tate di Londra, ma il prezzo non è stato reso pubblico, chissà perché.
2° Il Leone d’Oro per il miglior artista alla Biennale di Venezia 2024 è stato assegnato al Mataaho collettive un gruppo di artiste Maori (Nuova Zelanda), non per un’opera specifica, ma per la loro partecipazione alla mostra internazionale “Stranieri Ovunque”. Hanno ricevuto il premio per la loro monumentale installazione ambientale chiamata “Takapau“.

Tutti i premi e le tematiche :

Leone d’Oro per la Partecipazione Nazionale Australia, Archie Moore, una riflessione intensa sulla storia e sull’identità indigena. 
Leone d’OroMata Aho Collective, un gruppo di artiste Māori della Nuova Zelanda, che celebra il loro approccio collettivo e il dialogo profondo tra arte, cultura e tradizione. 
Leone d’Argento, a Karimah Ashadu, le cui opere esplorano le dinamiche del lavoro e della migrazione con una sensibilità acuta.
Menzione speciale a Doruntina Kastrati, Repubblica del Kosovo che ha impressionato per la forza evocativa delle sue installazioni, ci ricorda che il femminismo non è semplicemente una questione di genere.
Menzioni speciali a Samia Halaby, artista palestinese la cui carriera è un punto di riferimento per l’arte astratta
La Chola Poblete, artista argentina che affronta con coraggio questioni legate al post-colonialismo e all’identità queer.
Figure di grande rilievo nel panorama artistico contemporaneo, Anna Maria Maiolino, brasiliana, e Nil Yalter, turca, le cui opere esplorano tematiche legate all’identità, al femminismo e alla memoria storica.
Questo è un premio simbolico che ho dato io: Premio al pubblico vasto e diversificato che ha riempito gli spazi dell’Arsenale e  dei Giardini, in un dialogo costante con il tema dell’alterità e dell’appartenenza.

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Un focus sulle installazioni sonore e ambientali che esplorano il concetto di ascolto. 
Padiglione Italia 2024 nell’ambito della Biennale d’Arte, che si è svolta alle Tese delle Vergini all’Arsenale. Il progetto espositivo intitolato “DUE QUI / TO HEAR” L’architettura minimalista, il suo interno, i visitatori sono accolti dalla presenza enigmatica del Pensativo Bodhisattva, disposto in un ambiente dove il tempo sembra fermarsi, evidenziato dal suono dell’organo a canne. In sintesi, quest’opera vuole probabilmente rappresentare un viaggio spirituale: un invito a staccarsi dalla frenesia quotidiana, a fermarsi e ad ascoltare sé stessi, lasciandosi guidare dalla presenza enigmatica del Bodhisattva e dall’atmosfera sospesa creata dall’allestimento. È un’esperienza che porta il visitatore a confrontarsi con il mistero del tempo e con la dimensione spirituale della vita, secondo un approccio tipicamente meditativo e contemplativo.

Italy – DUE QUI / TO HEAR – la Biennale di Venezia – Ph. Andrea Avezzù

Biennale di Architettura (2025): La 19. Mostra Internazionale di Architettura si svolge nel 2025 con il titolo “Intelligens. Natural. Artificial. Collective.” ed è curata dall’architetto Carlo Ratti. La mostra è aperta dal 10 maggio al 23 novembre 2025. 
dal sito della Biennale riporto: La mostra internazionale del Curatore
«L’architettura è sempre stata una risposta a un clima ostile. Fin dalle prime “capanne primitive”, la progettazione umana non è stata guidata solo dalla necessità di ripararsi e di sopravvivere, ma anche dall’ottimismo. Le nostre creazioni hanno sempre cercato di colmare il divario tra un ambiente ostico, degli spazi sicuri e vivibili di cui abbiamo bisogno e il tipo di vita che vogliamo vivere. Oggi, mentre il clima diventa meno clemente, questa dinamica viene portata a un nuovo livello. Negli ultimi due anni il cambiamento climatico ha subito un’accelerazione che sorprende persino i migliori modelli scientifici. Nel 2024 la Terra ha raggiunto le temperature più alte mai registrate, spingendo le medie globali oltre l’obiettivo di 1,5°C fissato dagli Accordi di Parigi. E con gli incendi di Los Angeles, le alluvioni di Valencia e Sherpur, la siccità della Sicilia, abbiamo assistito ad un attacco feroce e senza precedenti degli elementi naturali. Quando le conoscenze e i sistemi che hanno guidato a lungo la nostra comprensione cominciano a fallire, sono necessarie nuove forme di pensiero.
GENS Public Programme
«In tempi di adattamento – spiega Carlo Ratti– istituzioni come La Biennale di Venezia si trovano in una posizione unica per creare collaborazioni con altre importanti istituzioni e portare il proprio messaggio a un pubblico il più ampio possibile. Intelligens ha creato connessioni con altre istituzioni globali, la COP30 dell’ONU a Belem, C40, la Baukultur Alliance di Davos, il Soft Power Club e molte altre. Il programma pubblico GENS ospiterà una moltitudine di conferenzeworkshop e altre attività che coinvolgeranno un pubblico grande e piccolo, locale e remoto.»

Per la prima volta, la Mostra presenta oltre 300 contributi di più di 750 partecipanti:

architetti e ingegneri, matematici e scienziati del clima, filosofi e artisti, cuochi e codificatori, scrittori e intagliatori, agricoltori e stilisti, e molti altri. In tempi di adattamento, l’architettura è al centro. In tempi di adattamento, l’architettura deve attingere a molteplici forme di intelligenza: naturale, artificiale e collettiva. In tempi di adattamento, l’architettura deve rivolgersi a più generazioni e a più discipline, dalle scienze tecnologiche alle arti. In tempi di adattamento, l’architettura deve ripensare l’autorialità e diventare più inclusiva. Deve farsi flessibile e dinamica come il mondo per cui stiamo progettando.»

Venezia: laboratorio o teatro dell’assurdo?

Ecco Venezia, la città che affonda con grazia, trasformata in un “laboratorio vivente” — o forse solo in un palcoscenico dove il decadimento diventa spettacolo. La regina delle lagune, già celebre per il suo lento inabissarsi (metaforico e non), si offre ora come scenario di un esperimento collettivo: installazioni effimere, prototipi audaci, performance sparse per calli e campielli. Peccato che il Padiglione centrale ai Giardini sia in restauro — un dettaglio non da poco, visto che l’invasione di progetti “temporanei” si somma al caos di una città già stremata dal turismo. Un paradosso organizzato: l’acqua alta non è più un problema, ma un elemento scenografico di un’opera che vorrebbe essere epocale.

E poi ci sono le Corderie, dove la messinscena si fa beffarda: mentre il pianeta si surriscalda, la popolazione diminuisce. Ironia amara, no? Tra intelligenza naturale, artificiale e collettiva, si ha l’impressione di assistere a una grande recita, una narrazione rassicurante che ci sussurra: “Se tutto è connesso, basterà un click per salvare il mondo”. Ma se tutti sono creatori, chi resta a creare davvero?

Canal Café, Aaron Betsky Diller Scofidio + Renfro Natural Systems Utilities SODAI

L’illusione della collettività Addio all’architetto-genio solitario, benvenuti nel caos creativo: ingegneri, filosofi, artisti, chef, artigiani — un tutti contro tutti dove l’autorialità si dissolve. La teoria è affascinante: più voci, più genio. La pratica? Un coro dove ognuno urla la sua parte, e il risultato è un brusio indistinto. Se tutti sono autori, nessuno lo è davvero. Eppure, che fascino romantico c’è in questo “facciamo tutto insieme” — peccato che, alla fine, risuoni più come un mantra che come una rivoluzione.
Venezia, specchio di un’epoca: tra la voglia di innovare e il rischio di annegare — letteralmente e metaforicamente — in un mare di buone intenzioni.


Il Sistema Arte assimila tutto. Anche le voci più ribelli e
anti-sistema finiscono per essere inghiottite, catalogate e, sì, mercificate. Un’opera di un artista indigeno che critica il capitalismo può finire per essere venduta a un magnate per milioni.
Il rischio della “tokenizzazione”. C’è il pericolo che questi artisti vengano selezionati non solo per il loro talento, ma per “fare numero” in una categoria (queer, indigeno, ecc.), diventando quasi dei “check” in una lista di diversità.
Quindi, che senso ha?
Il senso sta proprio in questa tensione. Pedrosa sta provando a usare il sistema per cambiare il sistema. Sta dicendo: “Il vostro canone non è l’unico. La vostra estetica non è universale. E ora ve lo dimostro nel vostro salotto di casa.”
Le sfide tra arte, regole e cambiamento reale.
Quando la creatività incontra i limiti della società
La questione che pone Perosa è centrale: davvero il dibattito aperto e l’arte, da soli, bastano a cambiare un sistema profondamente radicato nelle sue contraddizioni? Oppure occorrono regole chiare e strutture solide per guidare un vero cambiamento?

L’arte e il suo potere, ma anche i suoi limiti

L’arte ha la straordinaria capacità di far riflettere, scuotere le coscienze e accendere dibattiti. Tuttavia, da sola spesso non riesce a trasformare strutturalmente la società. Le grandi manifestazioni come la Biennale di Venezia possono dare voce a tematiche importanti, ma rischiano di restare confinate in una dimensione simbolica o di essere assorbite dal sistema che dovrebbero criticare.

Il ruolo delle regole e le astuzie del sistema
È vero, come si dice in Italia: “Fatta la legge, scoperto l’inganno”. Anche quando vengono introdotte nuove regole per promuovere equità, memoria storica o giustizia sociale, spesso il sistema trova stratagemmi per aggirarle. Così, ciò che nasce con le migliori intenzioni rischia di essere svuotato di significato o strumentalizzato a fini diversi.

Sono stato troppo ironico? Forse sì, ma la mia ironia nasce da una percezione acuta delle contraddizioni del mondo dell’arte. È un mondo in cui il confine tra rivoluzione e moda, tra impegno e marketing, è spesso labilissimo.
In sintesi: Non devi per forza “capirci” qualcosa in senso tradizionale. L’invito è di non cercare solo la bellezza, ma di ascoltare le storie. Anche se l’operazione ha le sue contraddizioni, il suo valore è tentare di riscrivere una storia dell’arte più inclusiva e, forse, più onesta. È un dibattito aperto, e il tuo spaesamento è la prova che l’arte, quando fa il suo lavoro, non lascia indifferenti.
Chissà la prossima Biennale cosa sarà, apriremo agli animalisti e ci saranno canguri con il pennello in mano he!.. anche loro hanno la propria dignità!

Gaetano Pesce, Tu si ‘na cosa grande, piazza del Municipio, Napoli

Fermiamoci qui e proseguiamo con ordine. Perché, come diceva un mio amico collezionista di verità scomode, le cose occorre dirle come stanno.
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Dominio Anglo-Americano: Non è Arte, è Economia, Bellezza. Pensateci: chi dettava le regole dell’arte fino a un secolo fa? Parigi, Vienna, Roma. Oggi? New York, Londra, e forse una punta di Berlino per il cool factor.
Come mai? La risposta non è nella bellezza, ma nel portafoglio.

ORLAN tra Defigurazione e Rifigurazione
Queste performance/operazioni chirurgiche sono, a parere di chi scrive, quelle più forti e iconiche tra tutte le opere di ORLAN.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il centro del mondo finanziario è diventato Wall Street. E dove ci sono soldi, c’è bisogno di beni rifugio, status symbol e lavatrici per capitali. L’arte contemporanea è perfetta: è soggettiva, il suo valore è deciso da una cerchia ristretta e, soprattutto, è trasportabile. Un quadro da 50 milioni di dollari è più facile da spostare di un palazzo.

Mark Rothko, “Red” (1968): olio su carta 83,8×65,4 cm; NewYork – Guggeneheim
Invitato dal Rothko Museum a presentare gli esiti della sua nuova ricerca, Morales ha concepito questo nuovo progetto come un percorso unitario volto a rielaborare i temi della luce e dello spazio, già precedentemente affrontati attraverso il confronto con una selezione di opere di Lucio Fontana.  Le case d’asta (Sotheby’s, Christie’s), i grandi collezionisti (i Pecker, i Gagosian), le fiere (Frieze): tutti con base operativa o culturale nel mondo anglosassone. Hanno creato un ecosistema che autoalimenta il valore di ciò che decidono loro. Non è un complotto, è un business model. E funziona alla grande

I Veri Protagonisti? Non Siete Voi, Cari Artisti.

Qui casca l’asino. O, meglio, l’artista affamato in soffitta.
I veri rockstar del sistema oggi non impugnano un pennello o uno scalpello. Sono i curatori, i direttori di musei, i critici inseriti nella giusta cerchia della politica o ideatori di un progetto innescando la tecnica del marketing.
Il suo ORLAN Corps diventa uno strumento per misurare lo spazio, affermando che la percezione della realtà è inscindibile dalla nostra dimensione fisica. 
Loro sono i taste-maker, i creatori di tendenze. Un loro cenno di assenso può trasformare una lattina schiacciata in un capolavoro da sei zeri. L’artista è diventato il fornitore della materia prima, spesso sacrificabile e intercambiabile. È il curatore, con le sue mostre tematiche e i suoi cataloghi profetici, a scrivere la narrativa che il mercato poi compra avidamente. Vi faccio un esempio che amo: quando Maurizio Cattelan incollò con il nastro adesivo una banana alla parete di Art Basel, il mondo si divise. Chi urlava al genio, chi alla follia. Ma la domanda giusta non era “è arte?”.

La banana di Cattelan potrebbe fruttare più di 1 milione di dollari – Il Giornale dell’Arte

Era “chi ha deciso che quella banana valeva 120.000 dollari?”. La risposta non è in quella banana, ma nella rete di relazioni, gallerie e curatori che la sostenevano e Cattelan li ha messi tutti nel sacco.

La Nuova Onda: l’Artista AI e la Bolla Digitale

E ora, udite udite, arriva la nuova generazione: i “talenti AI”.
Giovani (e meno giovani) che utilizzano l’Intelligenza Artificiale per generare immagini, mondi virtuali e NFT. Le piattaforme digitali sono le nuove gallerie. E il sistema li sta già abbracciando? Certo. Perché sono perfetti per il modello attuale: dematerializzati, facili da monetizzare, e con un alone di “innovazione” che fa gola a tutti.
Ma è una rivoluzione o l’ultimo, perfetto prodotto di un sistema che ha esaurito le idee? Un’opera d’arte generata da un algoritmo è la logica conclusione di un mercato che ha separato definitivamente il valore dal fare manuale. È pura narrativa, puro concetto. E il concetto, oggi, si vende benissimo.

Tendenze e nuovi protagonisti Artisti emergenti: Hanno uno spazio crescente grazie alle piattaforme digitali, che ne favoriscono la visibilità. Le piattaforme digitali hanno permesso a molti artisti emergenti di guadagnare visibilità, anche se l’elenco è in continua evoluzione e include nomi come Pier Alfeoaurora Meccanica e Pamela Breda per l’Italia. A livello internazionale, artisti come Njideka Akunyili Crosby e Kehinde Wiley utilizzano piattaforme digitali per diffondere le loro opere, esplorando temi come il contrasto culturale e la rappresentazione sociale. Altri artisti, come Yuri Ancarani e Marinella Senatore, sono attivi nel campo digitale con video-installazioni e performance che raggiungono un vasto pubblico

Sperimentazione tecnologica: Alcuni artisti utilizzano la tecnologia, come il laser, per creare le proprie opere.

Street art: Continua a essere un panorama artistico fertile, con artisti come Blu e Ericailcane che continuano a innovare. 
Artisti italiani

  • Pier Alfeo: Un nome menzionato tra gli artisti emergenti e di “middle career” da seguire.
  • auroraMeccanica: Artista che sfrutta le piattaforme digitali per ottenere visibilità.
  • Pamela Breda: Altro artista emergente che sta ottenendo spazio grazie ai canali digitali.
  • Yuri Ancarani: Si concentra su paesaggi naturali e urbani attraverso film e video-installazioni, diffusi anche online.
  • Marinella Senatore: È nota per le sue performance che coinvolgono le comunità locali, ma le sue opere sono amplificate anche grazie ai canali digitali. 

Artisti internazionali

  • Njideka Akunyili Crosby: Pittrice emergente che utilizza le piattaforme digitali per esplorare l’esperienza di vita tra due culture.
  • Kehinde Wiley: Noto per le sue rappresentazioni di persone di colore in pose classiche, ha una forte presenza online.
  • Avery Singer: Artista emergente che usa la tecnologia per creare opere futuristiche, diventando visibile anche online.
  • Refik Anadol😮 Artista che lavora con l’intelligenza artificiale, le sue opere sono diffuse e apprezzate a livello internazionale, spesso attraverso canali digitali.
  • Forensic Architecture: Collettivo che utilizza un approccio multidisciplinare che combina architettura, giornalismo e attivismo, ottenendo molta visibilità online. 

Piattaforme e strumenti

  • Le piattaforme digitali, come i social media, consentono agli artisti di mostrare il proprio lavoro a un pubblico globale senza i limiti delle gallerie fisiche.
  • Le piattaforme di streaming musicale e i social media hanno aiutato a scoprire talenti come Doja Cat e Matteo Romano, aprendo nuove strade per gli artisti emergenti. 

Chi sono gli Artisti emergenti che Hanno uno spazio crescente grazie alle piattaforme digitali, che ne favoriscono la visibilità.

Le piattaforme digitali come Spotify, TikTok e Instagram giocano un ruolo cruciale nel lanciare nuovi talenti, offrendo una visibilità impensabile in passato. Tra gli artisti emergenti italiani che stanno guadagnando spazio grazie a questi canali ci sono principalmente musicisti e artisti visivi/digitali


Musica
Nel panorama musicale, le piattaforme di streaming e i social media sono diventati i principali trampolini di lancio.

  • Spotify RADAR Italia 2025: Il programma di Spotify per promuovere gli emergenti ha messo in luce artisti come MarteCarla HeroEmma NoldeGlockySayf e Camoufly.
  • TikTok: Questa piattaforma è fondamentale per la viralità dei brani. Angelina Mango (già nota al grande pubblico dopo Sanremo) e ANNA sono state tra le artiste più popolari e ascoltate dagli utenti italiani nel 2024, dimostrando come i social possano amplificare enormemente la popolarità. 

Arte Visiva e Digitale
Anche nel settore delle arti visive, gli artisti utilizzano attivamente i canali online per mostrare le proprie opere e connettersi con un pubblico globale, a volte prima ancora di avere una galleria fisica. 

  • Piattaforme e Social Media: Artisti visivi e illustratori utilizzano molto Instagram per condividere il loro lavoro e costruire una community. Non emergono nomi singoli in modo così eclatante come nella musica, ma il fenomeno è diffuso e supportato da progetti e piattaforme specifici.
  • Arte Digitale e NFT: Il settore dell’arte digitale e degli NFT sta espandendosi rapidamente, offrendo nuove modalità di espressione e vendita per gli artisti emergenti. Progetti come “aDigital Perspective” hanno coinvolto diversi artisti italiani e balcanici nella riflessione sull’impatto delle tecnologie sulla creatività contemporanea.
  • Spazi Digitali Dedicati: Piattaforme e iniziative come Cell Online Art Project e The Artist Garage nascono specificamente per dare spazio agli artisti emergenti che non hanno ancora una rappresentazione fisica in galleria. 

Duchamp Aveva Ragione: “L’Arte è Finita”.

Ma Mica Intendeva Questo! Torniamo a un gigante, Marcel Duchamp. Quando presentò il suo orinatoio (“Fontana”) nel 1917, dichiarò di fatto la morte dell’arte come la si conosceva. Con il suo ready-made, disse: “Non è l’oggetto a fare l’arte, ma il contesto e la scelta dell’artista.”
Torniamo a un gigante, Marcel Duchamp. Quando presentò il suo orinatoio (“Fontana”) nel 1917, dichiarò di fatto la morte dell’arte come la si conosceva. Con il suo ready-made, disse: 
“Non è l’oggetto a fare l’arte, ma il contesto e la scelta dell’artista

Era una rivoluzione filosofica, una presa di potere per l’artista. Un dito medio al establishment accademico.
Il sistema dell’arte contemporanea ha preso l’intuizione di Duchamp e l’ha trasformata in una catena di montaggio. Ha svuotato il gesto rivoluzionario di ogni suo significato, rendendo la “scelta” e la “provocazione” standard di produzione. Hanno preso la bomba di Duchamp e l’hanno messa in scatola, venduta a peso d’oro.
Duchamp voleva liberare l’arte dalle sue catene. Il sistema ha messo l’arte in una nuova prigione, dorata e iper-finanziaria.

Finale Ironico

Quanto durerà? Finché ci sarà qualcuno disposto a comprare la narrativa insieme all’oggetto. Finché un curatore star potrà convincere un magnate che un barattolo di piselli (celebre opera di Manzoni) vale più della sua Rolls Royce
Alla prossima biennale, quando vedrete un mucchio di detriti illuminati a neon, non chiedetevi “che significa?”. Chiedetevi: “Chi ci sta guadagnando?”.

La risposta sarà più illuminante dell’opera stessa. E ricordate: l’unica provocazione che il sistema non può digerire è il rifiuto di giocare. O forse no, anche quello è già stato messo in vendita.

Artisti Bomba 2024: Il Portafoglio che Scotta (e dove Investire Subito)

Chiudiamo con la praticità che i nostri collezionisti si aspettano. Ecco i nomi su cui puntare, le quotazioni che salgono come il panettone a Natale e le operazioni da fare ieri.

  1. Kaela Vortex (UK/USA)
    Opera Iconica: “Quantum Grief (I Can’t Access My Cloud Memories)” – Installazione con ologrammi di pianto generati da AI e server fisici che si surriscaldano in tempo reale.
    Quotazione: 150.000 – 400.000 $. Acquistata due anni fa da Charles Saatchi per 80.000. +375% in 24 mesi. Un razzo.
  2. Perché Comprarla: Perché unisce il tema caldissimo dell’AI con una vena emotiva (finta) che commuove i curatori. È il perfetto “tech-humanitarian” investment.
  3. Dmitri Volkov (Collective Russo con base a Berlino)
    Opera Iconica: “Putin’s Last TikTok” – Una serie di schermi che mostrano deepfake del leader russo che balla la macarena, interrotti da allarmi di missili. I dati sono aggiornati in tempo reale da un algoritmo che scansiona i feed di guerra.
    Quotazione: Stimata 500.000 $ dopo l’acquisto da parte di un fondo d’investimento di Hong Kong. Il prossimo passaggio, alla prossima crisi geopolitica, sarà oltre il milione.
    Perché Comprarla: Arte attivista, tech, e perfettamente speculativa. Più la situazione peggiora, più il suo valore aumenta. Un hedge fund su tela.
  4. The BLOB (Bio-Living-Oblong-Body) (Collettivo Anonimo)
    Opera Iconica: Non hanno opere, hanno “episodi”. L’ultimo è stato il licenziamento di uno dei loro membri umani tramite un video virale su TikTok, sostituito da un algoritmo. L’opera è il dibattito stesso.
    Quotazione: Inestimabile. O nulla. Offrono “quote di partecipazione” al loro collettivo. Hanno appena ricevuto 2 milioni di dollari da un venture capitalist della Silicon Valley.

E ora, la Nostra Punta di Diamante: L’Investimento che Tutti Aspettavano.

Gio’ Pasta. Pittore…per ora.
Non escludendo che sta facendo parlare di sé GIO’ PASTA “un marchio, una garanzia” con la sua nuova collezione “Daimon Genesis“: spettacolare, il teatro dell’utopia. Correte al botteghino, i posti sono solo per chi se ne intende di investimenti.
E sì, dobbiamo dirlo. Mentre analizziamo il sistema, noi stessi ne siamo parte. E a volte, l’unico modo per sfondare un muro è usare un ariete più grosso.

GIO’ PASTA: “DAIMON GENESIS” – L’Opera Fondante – 70×100 cm

L’Evento tanto Desiderato (e le sue Conseguenze Impreviste). Questa non è la solita Creazione. Questa è la prima, grande, complicazione.
Adamo, il prototipo dell’Umano, ha tutto. Tranne l’Altro. La sua controparte femminile è un’idea sublime ma intrappolata dentro di sé, un dialogo interiore a cui manca la voce, un amore senza volto. Stufo di questa perfezione monca, prega, supplica, forse reclama. E Dio, in un gesto che è insieme grazia e beffa sublime, gliela estrae dal fianco.

“Daimon Genesis” è l’istante sospeso di quel parto metafisico.
Non un’evocazione, ma un’estrazione. Adamo non è un eroe trionfante; è un essere in travaglio, piegato dalla fatica di dare forma al proprio desiderio. La sua mano che sorregge il volto non esprime beatitudine, ma lo sforzo concentrato di chi sta mettendo al mondo il proprio destino, con tutte le sue future, inevitabili, pene d’amore.
Ed Eva? Eva è un’emanazione orizzontale, un ponte gettato tra l’Uno e il Due. Non è ancora completamente fuori, non è più completamente dentro. È avvolta in un velo che è promessa, mistero e già condanna. Intorno a loro, un Eden che non è più innocente: una foresta surreale e misteriosa, con toni di verde marcio e ocra, annuncia che il mondo sta già cambiando, preparandosi al tumulto della conoscenza, del desiderio e della separazione.

In questo evento tanto desiderato, nasce il Daimon. Non come un angelo custode, ma come il genio ironico della lampada che concede il desiderio più pericoloso: quello di conoscersi attraverso l’Altro. Adamo, nel realizzare la sua felicità, dà il via ai suoi guai. E da lì, ai guai di tutti noi.

       “Daimon Genesis” non è l’inizio della Storia. È l’inizio della Storia, con le sue rogne.